Sabato 3 ottobre 2026, ore 21
Basilica di S. Petronio, Bologna
Concerto per la solennità di San Petronio
«SIT NOMEN DOMINI BENEDICTUM»
Musica di Giovanni Paolo Colonna,
Petronio Franceschini e Giacomo Antonio Perti
P r o g r a m m a
GIOVANNI PAOLO COLONNA (Bologna, 1637 – ivi, 11695)
Messa a 5 voci con strumenti, trombe e ripieni
da un manoscritto conservato nella Österreichischen Nationalbibliothek di Vienna
Dialogo a tre: Anima, Testo, Cristo
da Sacri concerti ovvero mottetti a due e tre voci, Bologna, Giacomo Monti, 1668
Sonata ottava del Colonna
da Sonate da organo di vari autori, Bologna, ca. 1699
PETRONIO FRANCESCHINI (Bologna, 1651 – ivi, 1680)
Laudate pueri a 6 con trombe e violini (1679)
da un manoscritto conservato nell’Archivio musicale di S. Petronio
GIOVANNI PAOLO COLONNA
Sonata settima del Colonna
da Sonate da organo di vari autori
GIACOMO ANTONIO PERTI (Bologna, 1661 – ivi, 1756)
Magnificat a 4 concertato con trombe e ripieni (1682)
da un manoscritto conservato nell’Archivio musicale di S. Petronio
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I n t e r p r e t i
Sonia Tedla Chebreab, Maria Dalia Albertini, soprani
Ilariandrea Tomasoni, Valentina Ferrarese, mezzosoprano
Ilariandrea Tomasoni, contralto
Alberto Allegrezza, tenore
Gabriele Lombardi, baritono
Coro della Cappella musicale arcivescovile di S. Petronio
Orchestra della Cappella musicale arcivescovile di S. Petronio
Alessandro Ciccolini, primo violino
Sara Dieci & Nicola Procaccini, organi storici
di Lorenzo da Prato (1475) e Baldassarre Malamini (1596)
Michele Vannelli, maestro di cappella
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Ingresso libero
Accesso alla zona del presbiterio,
spazio con visibilità e acustica ottimali,
a offerta libera fino a esaurimento posti e previa prenotazione.
informazioni e prenotazioni: info@cappella-san-petronio
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L’edizione 2026 del Concerto per la solennità di San Petronio è dedicata a opere composte fra la fine degli anni Sessanta e gli anni Ottanta del Seicento da tre fra i più illustri musicisti attivi a Bologna in quello scorcio di secolo: Giovanni Paolo Colonna, organista e poi, dal 1674, maestro di cappella in S. Petronio, nonché arbitro della vita musicale cittadina; Petronio Franceschini, capostipite dei virtuosi di violoncello al servizio della Basilica e allora avviato a una fortunatissima carriera di operista, stroncata anzitempo dalla sua morte prematura nel 1680; Giacomo Antonio Perti, allievo di quest’ultimo e destinato a succedere a Colonna nel magistero petroniano, ma già affermato compositore nei primissimi anni di attività.
Di Colonna è in programma la Messa a 5 voci con strumenti, trombe e ripieni, conservata a Vienna nel fondo musicale raccolto dall’imperatore Leopoldo I, appassionato estimatore del maestro bolognese; la partitura non è datata, ma risale probabilmente a un periodo relativamente giovanile della produzione colonniana e, nell’ambito di questa, rappresenta l’unica messa che preveda l’impiego delle trombe. Sarà eseguita anche la prima opera conosciuta del compositore, il Dialogo a tre: Anima, Testo, Cristo, pubblicato nel 1668, un mottetto dialogico nel quale sono evidenti le tracce del tirocinio romano dell’autore presso Giacomo Carissimi.
Il Laudate pueri di Franceschini è un’opera magnifica e stravagante che realizza in musica un concettismo tipicamente barocco: l’ensemble principale è formato da quattro solisti, dal coro e dal complesso degli archi; a essi rispondono le voci acute di due soprani, che incarnano i pueri esortati dal salmista a lodare il Signore nel primo versetto e che incessantemente invocano benedizioni sul nome di Dio, echeggiate dalla coppia di trombe. Franceschini architetta in tal modo una stupefacente drammatizzazione del testo salmodico.
Perti compose il Magnificat a 4 concertato con trombe e ripieni a ventuno anni, e quest’opera basterebbe a motivare il successo straordinario che il giovane maestro incontrò sin dai suoi primi lavori. La partitura è caratterizzata ancora una volta dall’impiego delle trombe, che proprio nella seconda metà del Seicento svilupparono a Bologna una produzione solistica e si affermarono come strumento emblematico della città. L’autore fa sfoggio qui di una felice vena inventiva, particolarmente evidente nelle pagine più effettistiche, quali il bellicoso Fecit potentiam o l’Amen conclusivo, alla quale fa riscontro, d’altro canto, una solidissima tecnica contrappuntistica che fa risplendere i passaggi fugati disseminati nella partitura.


